Sustenaible Development-Sviluppo Sostenibile (7°puntata)

0
1292

Per quel che riguarda il secondo accordo (Dichiarazione dei princìpi per la gestione delle foreste), sappiamo che la tutela delle foreste e la loro gestione a livello globale è stata riconosciuta sin dal 1992, durante l’Earth Summit e rappresenta il primo accordo globale di politica forestale. Sancisce in pratica il fatto che gli Stati hanno il diritto di utilizzare le foreste in base alle proprie necessità, ma senza comprometterne i princìpi di tutela e sviluppo delle stesse. E’ indiscutibile il ruolo che ricopre la copertura forestale a livello globale sul bilancio dei celebri gas serra, compresa la conservazione della biodiversità. Di qui la necessità di applicare dei criteri di tutela che svolgano una gestione mirata delle foreste e dei terreni sui quali si sviluppa, così da proteggerne la biodiversità, rispettarne le funzioni ecologiche e le capacità di rigenerazione, con lo scopo anche di ridurre il tasso di deforestazione, (affronteremo più avanti questo argomento in maniera più esaustiva).

La Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo è sostanzialmente un codice etico-ambientale di comportamento. Sottoscrive una cooperazione globale in 27 diritti e obblighi da parte degli Stati. Sono centrati sulle responsabilità da tenere sull’SD, la lotta alla povertà, una demografia controllata, ecc. La compartecipazione fra Stati è auspicabile per lo sviluppo di un diritto internazionale sulla tutela ambientale.

E infine i due accordi approvati al termine della Conferenza, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e la Convenzione sulla Biodiversità.

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (nota con l’acronimo UNFCCC-United Nations Framework Convention on Climate Change), venne firmata da 153 Paesi (oggi oltre 190) sulla base del terzo rapporto scientifico dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change-Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, che tratteremo più avanti) in relazione ai cambiamenti climatici ed entrò in vigore nel ’94.

Per quel che riguarda il secondo accordo (Dichiarazione dei princìpi per la gestione delle foreste), sappiamo che la tutela delle foreste e la loro gestione a livello globale è stata riconosciuta sin dal 1992, durante l’Earth Summit e rappresenta il primo accordo globale di politica forestale. Sancisce in pratica il fatto che gli Stati hanno il diritto di utilizzare le foreste in base alle proprie necessità, ma senza comprometterne i princìpi di tutela e sviluppo delle stesse. E’ indiscutibile il ruolo che ricopre la copertura forestale a livello globale sul bilancio dei celebri gas serra, compresa la conservazione della biodiversità. Di qui la necessità di applicare dei criteri di tutela che svolgano una gestione mirata delle foreste e dei terreni sui quali si sviluppa, così da proteggerne la biodiversità, rispettarne le funzioni ecologiche e le capacità di rigenerazione, con lo scopo anche di ridurre il tasso di deforestazione, (affronteremo più avanti questo argomento in maniera più esaustiva).

La Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo è sostanzialmente un codice etico-ambientale di comportamento. Sottoscrive una cooperazione globale in 27 diritti e obblighi da parte degli Stati. Sono centrati sulle responsabilità da tenere sull’SD, la lotta alla povertà, una demografia controllata, ecc. La compartecipazione fra Stati è auspicabile per lo sviluppo di un diritto internazionale sulla tutela ambientale.

E infine i due accordi approvati al termine della Conferenza, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e la Convenzione sulla Biodiversità.

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (nota con l’acronimo UNFCCC-United Nations Framework Convention on Climate Change), venne firmata da 153 Paesi (oggi oltre 190) sulla base del terzo rapporto scientifico dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change-Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, che tratteremo più avanti) in relazione ai cambiamenti climatici ed entrò in vigore nel ’94.

Obiettivo dell’accordo è l’adozione di programmi finalizzati alla prevenzione, al controllo e alla mitigazione sugli effetti delle attività umane. Da allora gli Stati, definiti Parti, si riuniscono annualmente nelle cosiddette Conferenze delle Parti (COP) per stabilire il punto sui cambiamenti climatici, condurre le trattative del Protocollo di Kyoto e le azioni di contrasto sui gas serra.

La Convenzione sulla Biodiversità (CBDConvention on Biological Diversity)

Per quel che riguarda il secondo accordo (Dichiarazione dei princìpi per la gestione delle foreste), sappiamo che la tutela delle foreste e la loro gestione a livello globale è stata riconosciuta sin dal 1992, durante l’Earth Summit e rappresenta il primo accordo globale di politica forestale. Sancisce in pratica il fatto che gli Stati hanno il diritto di utilizzare le foreste in base alle proprie necessità, ma senza comprometterne i princìpi di tutela e sviluppo delle stesse. E’ indiscutibile il ruolo che ricopre la copertura forestale a livello globale sul bilancio dei celebri gas serra, compresa la conservazione della biodiversità. Di qui la necessità di applicare dei criteri di tutela che svolgano una gestione mirata delle foreste e dei terreni sui quali si sviluppa, così da proteggerne la biodiversità, rispettarne le funzioni ecologiche e le capacità di rigenerazione, con lo scopo anche di ridurre il tasso di deforestazione, (affronteremo più avanti questo argomento in maniera più esaustiva).

La Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo è sostanzialmente un codice etico-ambientale di comportamento. Sottoscrive una cooperazione globale in 27 diritti e obblighi da parte degli Stati. Sono centrati sulle responsabilità da tenere sull’SD, la lotta alla povertà, una demografia controllata, ecc. La compartecipazione fra Stati è auspicabile per lo sviluppo di un diritto internazionale sulla tutela ambientale.

E infine i due accordi approvati al termine della Conferenza, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e la Convenzione sulla Biodiversità.

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (nota con l’acronimo UNFCCC-United Nations Framework Convention on Climate Change), venne firmata da 153 Paesi (oggi oltre 190) sulla base del terzo rapporto scientifico dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change-Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, che tratteremo più avanti) in relazione ai cambiamenti climatici ed entrò in vigore nel ’94.

Obiettivo dell’accordo è l’adozione di programmi finalizzati alla prevenzione, al controllo e alla mitigazione sugli effetti delle attività umane. Da allora gli Stati, definiti Parti, si riuniscono annualmente nelle cosiddette Conferenze delle Parti (COP) per stabilire il punto sui cambiamenti climatici, condurre le trattative del Protocollo di Kyoto e le azioni di contrasto sui gas serra.

La Convenzione sulla Biodiversità (CBDConvention on Biological Diversity)

Obiettivo dell’accordo è l’adozione di programmi finalizzati alla prevenzione, al controllo e alla mitigazione sugli effetti delle attività umane. Da allora gli Stati, definiti Parti, si riuniscono annualmente nelle cosiddette Conferenze delle Parti (COP) per stabilire il punto sui cambiamenti climatici, condurre le trattative del Protocollo di Kyoto e le azioni di contrasto sui gas serra.

 

Articolo precedenteSustenaible Development-Sviluppo Sostenibile (6° puntata)
Articolo successivoLa formazione delle correnti oceaniche
Salve a tutti! Mi chiamo Alessandro. La decisione di creare questo blog è nata da un'idea di mio cognato: mettere in rete i miei appunti universitari sulle tematiche ambientali e non, sotto forma di sito web personale. Con la passione per la divulgazione scientifica, ho deciso di scendere in campo affrontando questo percorso per un'informazione scientifica quanto più attendibile, lontano da quelle "verità assolute" che spesso vengono prese come baluardo inoppugnabile della Scienza. Gli argomenti sono a disposizione di tutti, soprattutto per un pubblico profano, che ha poca dimestichezza con temi di carattere scientifico, ma anche, (perché no), per chi è esperto e vuole leggere con piacere ciò che già sa. Il compito precipuo è la correttezza dell'informazione, primo perché è fondamentale per comprendere un argomento, secondo perché sto assistendo alla nascita di "ceppi virulenti" contro la Scienza che altro non fanno che creare confusione al vasto pubblico. Sperando che gli argomenti siano di vostro gradimento, auguro a voi tutte/i, buona lettura.