Querceti e non in Camino (AL) e dintorni

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Parlando di flora e fauna in generale, ci riferiamo alla cosiddetta biodiversità, cioè quell’immensa varietà di organismi viventi, di qualunque specie, presenti in ogni ecosistema, da quello terrestre a quello marino, dagli organismi d’acqua dolce a quelli aerei. Noi, nel nostro piccolo, occupiamoci di varietà della nostra situazione paesaggistica: il basso Monferrato. Sappiamo che le nostre colline, da un punto di vista geologico, si caratterizzano in terreni formati principalmente da marna e calcari. Ciò ha sviluppato, ad esempio, specie vegetali che si sono adattate a questi terreni invece di altre. Occupiamoci della vegetazione allora. La zona del Monferrato-casalese, è caratterizzata da una copertura boschiva di circa 8000 ha e un indice di boscosità del 30% (fonte: IPLA Istituto per le piante da legno e l’ambiente Torino). Diamo una prima distinzione a questa zona: questa si caratterizza in boschetti di latifoglie, cioè piante legnose, arbustive oppure erbacee, che hanno le foglie larghe, a prescindere dalla loro forma. Vorrei soffermare la vostra attenzione su una famiglia di piante che caratterizza la vegetazione circostante: quella delle Fagaceae. La famiglia della Fagacee descrive tre generi: Castanea, Quercus, Fagus. Comprendono solo specie legnose come:

  • Castanea sativa (il castagno)
  • Fagus sylvatica (il faggio)
  • Quercus robur (la farnia)
  • Quercus petraea (la rovere)
  • Quercus pubescens (la roverella)
  • Quercus suber
  • Quercus ilex (il leccio)

Citiamo le specie più comuni presenti dalle nostre parti. Il castagno, è una pianta che predilige gli ambienti collinari e sub-montani ed è possente, poiché può svilupparsi tanto in altezza quanto in diametro. Infatti, non di rado, possiamo trovare esemplari che si slanciano con tronchi alti 30 metri e con un diametro, eccezionalmente, anche di 12 metri, sebbene qui da noi le dimensioni siano ben più contenute. Può vivere fino a 400-500 anni, con una chioma tondeggiante, una buona adattabilità climatica ed esige suoli tendenzialmente acidi, ma non troppo umidi. I fiori maschili sono formati da lunghi amenti gialli, che possiamo vedere in primavera-estate, mentre i fiori femminili in autunno ci daranno, racchiuse nei ricci, le ben conosciute castagne.

La farnia è una pianta dal portamento imponente, con esemplari alti anche 30 metri e dai rami sinuosi.  Le foglie hanno il margine con due lobi che formano come delle orecchiette. Questa specie appartiene al genere Quercus e con un po’ di attenzione, in autunno noterete le ghiande, che sono piuttosto ovali e allungate, con una sorta di “berretto” (si parla di cupola) che ricopre la porzione apicale, la sommità.

“Cugina” della farnia è la rovere, che presenta alcune caratteristiche di distinzione. Anche se portamento e tipo di legno sono simili, si differenzia per le sue caratteristiche ecologiche, una minor longevità e con le foglie dal picciolo lungo, mentre le ghiande, se ci fate caso, sono direttamente attaccate al ramo con un breve peduncolo.

La roverella è una “piantina” che può raggiungere tranquillamente i 10 metri d’altezza. Il suo tronco è tendenzialmente di color grigio scuro, con solchi profondi e una chioma a forma di cupola, poco folta e irregolare. La roverella, rispetto a farnia e rovere, produce ghiande già in giovane età e anche in inverno gran parte delle foglie rimangono ancorate alla pianta senza cadere. Le foglie, nella parte retrostante, hanno una fine peluria, mentre quelle della rovere sono glabre.

Infine, nel nostro territorio, vediamo ancora il faggio. Molto diffuso, in generale in Piemonte, si presenta con un fusto tendenzialmente dritto, con corteccia grigia e liscia, che si può facilmente riconoscere. Può facilmente arrivare ai 30 metri d’altezza. Le foglie, in primavera sono di color verde chiaro, tendono a scurirsi d’estate e a diventare oro-ramate in autunno. Dopo il castagno, è la latifoglia più diffusa allo stato puro in Piemonte. Questa selezione di piante della famiglia delle Fagaceae naturalmente non è completa, ma è comunque caratteristica delle nostre colline e una miglior presa di coscienza del nostro territorio passa anche attraverso la conoscenza delle specie che ci circondano.

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