Parco naturale del bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino

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Primi profili storici…

Con la L.R. (legge regionale) del 19 agosto ’91 n° 38, il bosco di Trino, (VC) da un punto di vista istituzionale, diventa ufficialmente “Parco Naturale del bosco delle Sorti della Partecipanza”. In una lettera della Regia Segreteria di Stato si legge: “La Partecipanza è una società di private persone possidenti per indiviso un esteso tenimento boschivo”. Datata 13 marzo 1824, venne inviata all’Intendente della provincia di Vercelli.

Elenchiamo qualche dato di interesse storico. Pur non esistendo un documento ufficiale che attesti la nascita della Partecipanza, si possono comunque rintracciare importanti informazioni di carattere storico. Nel suo “Rerum Patriae” l’Irico, (Dottore alla Biblioteca Ambrosiana di Milano e prevosto di Trino, nonché appassionato storico) commenta come nel capitolo 141 degli Statuti Comunali, fosse riportato lo strumento del 23-7-1202 in cui venne stabilita la vendita del Borgo di Trino al Comune di Vercelli da parte del marchese Bonifacio I°. Nel documento di cessione è interessante notare la citazione:”…et specialiter nemoris de Locedio” facendo intendere che il bosco non appartenesse al Comune, ma ne fossero proprietari privatamente i marchesi. La citazione in corsivo, secondo il Borla, si ritiene essere la prima citazione di quello che oggi conosciamo come “Bosco della Partecipanza”.

In particolare si sottolinea la consegna del bosco di Lucedio. La deliberazione datata 20-4-1212  sancì  che il podestà Bertrando, da parte e a nome del Comune di Vercelli investì il predetto Alberto il bosco a nome e in rappresentanza di tutti i predetti, (cioè gli uomini di Trino). Tutti coloro che si approvvigionarono legname furono tenuti al pagamento di 8 moggia di segala (misura di Vercelli, che corrisponderebbe a circa 368 litri) e 8 lire pavesi.

L’Avv. C. Sincero (che scrive nel 1897) è a sostegno della tesi che la carta di libertà con data 28-10-1275 sancì la nascita dell’associazione. Qui si riporta che Guglielmo il Grande, marchese del Monferrato, ordinò: “quo omnia nemora remaneant in Comune Tridini”.

I boschi dati in concessione erano quelli della vasta selva che faceva da divisorio fra basso e alto vercellese, con una parte che spettava all’Abazia di Lucedio. Il precedente proprietario, cioè il comune di Vercelli aveva dato in affitto ai trinesi con l’atto del 20-4-1212, anche se la proprietà non spettava ai singoli cittadini ma al Comune, che doveva gestirne l’amministrazione nell’interesse della popolazione.

L’avv. Francesco Bozzi invece sostenne la tesi prendendo in riferimento il capitolo 141 già accennato e ne da un’interpretazione personale. Sottolinea cioè come i Partecipanti discendenti di quelli primari del Borgo di Trino, che ricostruirono le mura dalle devastazioni dei repubblicani vercellesi, furono i reali affittuari della selva.

Geologia e suolo…

Il bosco non presenta una superficie completamente pianeggiante, ma si estende anche su un rilievo che caratterizza la cosiddetta “Costa”. Per intero, la superficie boscata è di 575 ha, mentre il Parco è di 581 ha in quanto vi è una zona esterna a ceduo, sempre di proprietà della Partecipanza. Il dosso detto “di Montarolo” dista dal fiume Po circa 3 km ed è a sud di ciò che rimane degli antichi depositi fluvio-glaciali più esterni dell’anfiteatro morenico di Ivrea. Il rilievo degrada con una serie di terrazzamenti che si allungano da ponente a levante e viceversa in direzione della pianura. Di altezza compresa fra i 30 3 40 m il rilievo ha superfici (5 per la precisione) di debole inclinatura, più accentuata verso sud. La struttura geologica del rilievo presenta sedimenti di origine marina del periodo terziario, che derivano dalla cosiddetta “Formazione di Antognola”. Infatti si parla di marne di Antognola, di origine oligocenica.

Da un punto di vista idrografico, il rilievo non ha subito forzature legate a modifiche antropiche, come prelievi di argilla o interventi di bonifica, mentre altrove i cambiamenti vi sono stati come adattamento alla coltivazione del riso. I percorsi fluviali interni al bosco, Roggia Lamporo e Rio Sanguinolento, scorrono in direzione ovest-est con una certa sinuosità.

Per quel che riguarda i suoli, questi hanno subito una serie di depositi e di alterazioni e se ne possono distinguere fondamentalmente due tipi: depositi eolici che hanno subito sedimentazione nel Mindel e depositi loessici che hanno subito sedimentazione nel Riss.

Notizie generali…

In provincia di Vercelli (Piemonte-Italy) all’interno del comune di Trino V.se, si trova uno tra i più estesi di bosco planiziale in territorio padano, caratterizzato prevalentemente in querco-carpineto. Posizionato a circa 2,5 km dalla cittadina in direzione nord-est, è lambito da una serie di canali d’acqua e dall’ambiente risicolo. A nord infatti troviamo la Roggia Lamporo, un corso d’acqua di una discreta portata con andamento sinuoso. A ovest invece troviamo la cosiddetta “Costa” una sorta di rilievo che si allunga in direzione est-ovest e che presenza una serie di terrazzamenti la cui origine verrà brevemente descritta più avanti in ambito geologico. La parte meridionale, per un certo tratto, è percorso dal canale detto “Regio Canale di Rive” che separa le risaie dal bosco. Sempre a sud è presente un cascinale, “la Guglielmina” il cui proprietario è la stessa Partecipanza e che è stata recentemente ristrutturata. Gli altri limiti invece confinanti sono una serie di fossi irrigui che fanno da separatore con le risaie circostanti.

Nel bosco sono presenti due corsi d’acqua di debole pendenza, il Rio d’Oro e il Rio Sanguinolento che hanno rispettivamente origine uno a sud e l’altro a nord della Costa.

Per accedere nel bosco vi sono quattro entrate. Una viene detta Simonina la cui apertura è presente a est della particella Ramezzana. Nella presa Rombinella si ha l’altra entrata, nei pressi della cascina Generala. Una terza via, detta Pondasso (Ponte d’assi) che è poi la principale è nei pressi della presa Crocetta. Nel 1998 è stata aperta una quarta entrata sul canale Rive di fronte alla cascina Guglielmina. Grazie a questa apertura, si è ristabilita una via fra la presa Ramezzana e i sortini che dal momento della formazione del canale Rive (1837-8) non fu più possibile accedere.

Dalle vie Pondasso e Generala, dopo una breve camminata si arriva a due casci notti di rifugio che possono essere usufruiti al loro interno facendo richiesta alla segreteria della Partecipanza e che sono stati adeguatamente ripristinati.

Alcuni aspetti sociali…

Annualmente una piccola porzione di bosco, la decima parte che prende il nome di “presa”.Questa subisce una serie di suddivisioni dette “sorti. L’origine di queste ultime si può riscontrare nella dicitura:

Partecipantia nemorum quae sortes dicuntur (o vocantur)”

Le sorti, a loro volta, vengono divise in quattro porzioni, quattro lotti detti “quartaruoli”. Alla morte del padre, ognuno  degli eredi maschi, riceveranno in eredità mezza sorte l’anno, cioè due quartaruoli. Alla loro successione faranno altrettanto con i loro figli. Se non ci fossero eredi maschili, il tutto viene lasciato alle femmine, ma solo una di queste. (art 3)E se non ci fossero eredi, sia maschi che femmine, c’è l’estinzione del diritto a favore della massa sociale (art.6).

La superficie boscosa è suddivisa oggi in venti prese che sono state ottenute dividendo in due le dieci già esistenti. E’ di importanza basilare la gestione sostenibile del bosco, intesa come un percorso che permetta di mantenere ed eventualmente migliorare gli aspetti naturalistici, effettuare tagli selettivi, convertire l’alto fusto. Ciò consentirebbe di controllare con criterio che vi sia un maggior accumulo di carbonio (carbon sink) per quel che riguarda sia la parte epigea (che sta al di fuori del terreno: fusto, rami, foglie), sia quella ipogea (che sta al di sotto del terreno: radici), la necromassa (alberi morti, ceppaie), la lettiera (sottobosco) e il suolo stesso. In altre parole ciò che farebbe da “magazzino di accumulo” di biossido di carbonio in modo tale da rimuoverlo dall’atmosfera e conservarlo nella biomassa boschiva.

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