Le rocce sedimentarie (4°puntata)

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Dopo aver dato un’occhiata alle rocce cosiddette ignee o magmatiche, interessiamoci ora di quelle sedimentarie. Queste derivano da processi di erosione (fisica o chimica) che hanno subito praticamente tutte le rocce presenti sulle superficie terrestre dando così origine a svariati tipi di rocce cosiddette sedimentarie con diverse strutture e caratteristiche.

Come arriva a formarsi questo tipo di roccia? Principalmente attraverso quattro fasi (il ciclo sedimentario), ognuna delle quali specifica un percorso. Consideriamo la prima fase.

Nella 1° fase, una roccia già esistente subisce tutta una serie di degradazioni e alterazioni al seguito di fenomeni perlopiù dovuti a agenti atmosferici. Col trascorrere del tempo, i minerali della roccia non essendo più stabili, subiranno modifiche, cioè andranno ad alterarsi  per via di processi di natura fisica, chimica o biologica.

I processi fisici porteranno certamente a modificazioni della roccia ma senza alterare la matrice chimica o mineralogica. Ad esempio fenomeni come il gelo intenso o il caldo rovente, l’azione abrasiva delle correnti d’aria, l’effetto erosivo dei ghiacciai). L’alterazione chimica comporta cambiamenti nella componente rocciosa e quindi nelle sue proprietà, ad esempio l’effetto delle piogge acide, il carsismo.

L’azione biologica sulle rocce alterano la roccia così che possono favorire fenomeni fisici o chimici a seconda della situazione come l’azione dei muschi e dei licheni oppure delle alghe. Per gran parte delle volte, i fenomeni biogeofisici agiscono insieme.

In questo modo, le rocce andranno a ridursi in frammenti via via più piccoli, cioè detriti la cui componente microscopica sarà formata da minerali primari residui (quelli costituenti la roccia stessa) e da quelli secondari derivanti dai primari (la cui granulometria sarà molto fine).

Dunque una roccia sottoposta a processi di alterazione biogeofisici, può ridursi in frammenti più piccoli o detriti. Un fenomeno noto sulle rocce costiere fratturate dalla presenza di cloruro di sodio (il comune sale da cucina) prende il nome di ALOCLASTISMO. Anche la frazione organica è in grado di disgregare un ammasso roccioso. Prendiamo in considerazione ad esempio che cosa possono fare le radici degli alberi, tanto da essere in grado di arrivare in profondità fino al substrato roccioso.

I fenomeni di natura chimica e le conseguenti alterazioni rocciose possono avvenire in diversi modi, come per IDROLISI. Quando ad esempio i silicati (in pratica sali formati da un acido debole e ioni metallici di basi forti) in soluzione acquosa posso, per reazione, separare gli idrossidi metallici (idrossido di sodio, di potassio, di calcio, ecc.) dagli idrosilicati d’alluminio e dare luogo a formazioni argillose.

Per IDRATAZIONE, alcuni minerali si legano con l’acqua e formano una sorta di reticolo cristallino dando luogo ad esempio alle anidriti e al gesso.

Un altro fenomeno chimico da osservare è la SOLUBILIZZAZIONE. Praticamente alcuni minerali come il cloruro di sodio oppure i solfati di calcio entrano a contatto con l’acqua pura. Interessante ciò che accade quando i carbonati di calcio si solubilizzano in acqua contenete biossido di carbonio o CO2. Quest’ultima, per reazione, da luogo a acido carbonico, il quale reagendo con carbonato di calcio forma bicarbonato di calcio. Ciò può comportare i cosiddetti fenomeni carsici o CARSISMO, dove l’acqua, attraverso percorsi sotterranei riesce a scavarsi cunicoli sotterranei tanto da formare grotte e caverne lunghe anche chilometri.

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