La formazione delle correnti oceaniche

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 Gli oceani ricoprono un ruolo di primaria importanza per il nostro globo: sono regolatori del clima planetario. Per poter ridistribuire in direzione dei poli il calore in eccesso dell’equatore, le acque non sono immobili, per cui c’è un rimescolamento continuo. Questo enorme spostamento della massa idrica caratterizza le cosiddette correnti oceaniche (o marine)

Ma che sono? Si tratta di flussi d’acqua più o meno concatenati fra loro presenti in tutti gli oceani, tanto in superficie quanto in profondità. La loro importanza è legata al ricambio delle acque oceaniche e la regolazione di fattori ambientali come temperatura, salinità, apporto di nutrienti e distribuzione del calore a livello globale. Gli spostamenti ad opera delle correnti, non hanno a che fare né con le maree, né col moto ondoso.

Riscontriamo due tipi di correnti: quelle superficiali (o di deriva) e quelle profonde (dette anche termoaline). Mentre le correnti superficiali sono determinate dalla spinta dei venti, quelle profonde sono dovute a differenze di densità degli oceani stessi. A loro volta, queste differenze si devono a variazioni di temperatura e/o salinità o entrambe le cose. Le cause sono sempre meteorologiche.

Quando la causa principale è la temperatura si parla di corrente termica. Se invece è la salinità si parla di corrente alina. Entrambe le cose corrente termoalina.

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Noi sappiamo che le correnti superficiali non si muovono parallelamente al vento, ma per via di un effetto detto effetto coriolis, seguendo un angolo di 45°rispetto al vento stesso che andrà verso est nell’ emisfero Nord e verso ovest in quello Sud. Questa forza è dovuta alla rotazione del nostro pianeta, che va da Est a Ovest. Siccome questa forza dipende dalla velocità e dalla latitudine, sarà nulla all’equatore e massima ai Poli. Il vento, pur agendo sulla superficie marina, influenza lentamente anche gli strati sottostanti caratterizzati da diversa viscosità Fino ad una profondità di 100 m.

Agli inizi del ‘900 uno studioso, Ekman, suggerì che anche gli strati sottostanti, per via dell’effetto Coriolis, ricevono una forza di taglio che si trasmette a loro volta ad ogni strato inferiore e ciascuno di 45° gradi rispetto a quello superiore, in quanto parte dell’energia di spostamento si perde in attrito. Alla profondità di circa 100 l’acqua arriva a muoversi di 180° rispetto alla corrente di superficie. Gli esperti chiamano tutto questo spirale di ekman.

Le acque profonde nel Nord Atlantico sono di fondamentale importanza per il clima europeo perché gioca un ruolo di primaria importanza la Corrente del Golfo. Le acque abissali sono tendenzialmente più salate, dunque più dense e di conseguenza più pesanti.

Che cosa succederebbe se, per un qualsiasi motivo, si interrompesse questo lungo nastro oceanico?

Sicuramente si avrebbero inverni ben più rigidi ed estati più fresche. Città come Milano o Roma avrebbero climi tipo Toronto o Mosca. Sappiamo che la superficie marina viene costantemente raffreddata dallo scarso soleggiamento e dai gelidi venti che spirano dal Circolo Polare Artico. Perché l’acqua diventi meno densa, quindi meno pesante, questa deve diventare meno salata, o se vogliamo più dolce. Nei mari settentrionale la salinità tende leggermente a crescere con la profondità. Perché l’acqua possa inabissarsi, deve ricevere da lontano acque molto salate. Se nella zona acque relativamente dolci, cioè poco salate, si mescolassero fra loro, la miscela che se ne ricaverebbe impedirebbe all’acqua di sprofondare verso gli abissi. Un cambiamento insolito della salinità in ampie zone di mare viene detto anomalia salina. Questo può rallentare il nastro trasportatore oceanico, modificare le correnti di superficie e arrivare a stravolgere il clima di interi continenti.

A tal proposito interessanti sono i dati forniti dagli studi di Paleoclimatologia, che confermano come il nastro trasportatore oceanico si sia interrotto più volte nelle diverse epoche decine di migliaia di anni fa. In un periodo noto come Dryas recente, sappiamo che in piena era glaciale, le temperature al largo delle coste dell’Africa occidentale erano di 19°C (oggi sono di circa 26°C), mentre le temperature intorno le isole Barbados erano appena 2°C inferiori rispetto a oggi.

Come mai differenze di questo tipo? Hanno giocato un ruolo importante le correnti oceaniche. Infatti ci fu una ridistribuzione del calore. La Corrente del Golfo, infatti, invece di percorrere normalmente la sua strada verso nord-est, deviò verso il Marocco. In questo modo l’azione termoregolatrice sull’Europa venne a mancare. Alla fine del Pleistocene, circa 11000 anni fa, la Terra si stava lentamente riscaldando. Una enorme massa si acque di fusione, (al suo massimo poteva contenere le acque dolci di tutti gli attuali laghi del mondo) il lago Agassiz, oggi estinto, si riversò nell’Oceano Atlantico. Questo gigantesco travaso di acqua (si stimano circa 163.000km3) ridusse la salinità modificando la densità delle acque superficiali, così da impedirne l’affondamento verso gli abissi. Questo fece ripiombare il pianeta intero in un’altra era glaciale, il Dryas recente appunto, per circa 1300 anni.

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