I fenomeni vulcanici (5° puntata)

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Le dinamiche geologiche che portano la placca europea a passare sotto quella africana, fanno dell’Italia un Paese particolarmente propenso ai fenomeni vulcanici. Nel giugno 2013, l’Etna è stato ammesso nella lista dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. E’ uno dei vulcani più attivi del mondo, il più attivo d’Europa e il più alto (3350 m circa) come conseguenza dello scontro fra placca africana e quella europea. Con un perimetro di circa 250 km, ha un’altezza che, in parte, deriva dal fatto che il complesso vulcanico poggia su un basamento sedimentario di 1000 m. Dalla base fino a 1800 m di altezza ha pendii con inclinazione piuttosto dolci, ma da 1800 m in su l’inclinazione aumenta del 20%. Il vulcano si affaccia sulla Piana del Bove, a est, una vasta depressione dovuta al collasso di una enorme e antichissima caldera.

 

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Etna

La sua attività si ritiene sia nata fra i 700 e i 500 mila anni fa e gli studi compiuti sulla natura del materiale lavico indicano un’origine piuttosto profonda, dal mantello. Proprio per la sua attività prevalentemente effusiva, è considerato poco pericoloso.

Il Vesuvio è tra i vulcani più noti al mondo. Viene detto anche vulcano a recinto in quanto formato da due vulcani concentrici, dei quali il più interno è il più recente. Ha una circonferenza di circa 75 km che viene completamente percorsa dalla ferrovia circumvesuviana. Il M.te Somma oggi è ciò che rimane dell’antico edificio vulcanico ben più esteso che venne sventrato dalla famosa eruzione del 79 d.C. Questa seppellì le città di Pompei, Ercolano e creò ingenti danni a Oplonti e Stabia, modificando così il profilo, che è poi quello attuale. Si possono osservare i principali spettacolari solchi soprannominati Atrio del Cavallo, Valle del Gigante, Valle dell’Inferno.

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Vesuvio

Rispetto all’Etna, ha un’altezza modesta (1281 m). La sua attività eruttiva iniziò all’incirca 25.000 anni fa. Queste fasi eruttive furono di certo imponenti, tanto da formare poderosi dicchi che vennero utilizzati come materiale edile per costruire Pompei. Circa 3500 anni fa, il Vesuvio compì una delle eruzioni più potenti conosciute, vista la quantità di materiale riversato. Si è calcolato che buttò fuori qualcosa come 100 mila tonnellate/s di roccia fusa, scorie e ceneri. La colonna di fumo si stima raggiunse i 35 km di altezza, circa tre volte la quota di crociera dei moderni aerei di linea. Questa è conosciuta come eruzione delle pomici di Avellino. Tutta la campagna intorno al vulcano venne sommersa da una polvere dello spessore di 20 m nei primi 5 km dal vulcano e di 25 cm per 24 km.

L’eruzione comunque più famosa, non solo del Vesuvio, ma di tutta la vulcanologia, è quella del 79 d.C. Venne descritta in maniera centellinata da Plinio il giovane in due lettere a Tacito.

Un’altra eruzione che ebbe conseguenze disastrose, fu quella del 1631, perché oltre ad arrivare sul mare fece almeno 4000 vittime

L’area dei cosiddetti Campi Flegrei rappresenta un gruppo di vulcani all’interno di un’unica caldera. Dagli studi condotti, le prime attività iniziarono nella zona N-O di Napoli all’incirca 150.000 anni fa e le emissioni furono soprattutto sottomarine. Ben più tardi, circa 34.000 anni fa, le attività si spostarono sul continente attraverso una delle eruzioni più potenti del Quaternario sulla penisola, dove vennero sversati circa 80 km3 di materiale che ricoprì praticamente tutta la Campania con strati di spessore oltre i 100 m e le cui ceneri andarono fino ad altezze di 600-800 m sull’Appennini circostanti. I prodotti sono conosciuti oggi come le ignimbriti campane.

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Immagine satellitare dei Campi Flegrei

Intorno ai 12.000 anni fa un’altra potente eruzione fece collassare l’area formando l’attuale caldera dei Campi Flegrei. Meno di 5000 anni fa nella parte centrale dei Campi si comincia ad assistere ad un fenomeno conosciuto come bradisismo di Pozzuoli (dal gr.= lento movimento del terreno) e che in geologia è un fenomeno ben più ampio che viene detto subsidenza (dal lat. subsidere= andare sotto); si ritiene sia un riaggiustamento del terreno dopo le enormi quantità di magma fuoriuscito che lo porta ad abbassarsi.

Lo Stromboli: del vulcano non spunta che il pennacchio, perché, dal livello del mare, scende fino a 3000 m di profondità, quindi ha dimensioni simili all’Etna. Famosa è la cosiddetta Sciara del Fuoco, un piano inclinato sul quale scorrono le colate laviche con estensioni di circa 1 km e che scendono sott’acqua fino a 500 m di profondità.

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