Acidificazione degli oceani 2

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Noi sappiamo che dalla superficie fino a profondità comprese tra i 50 m e i 200 m s.l.m. l’acqua è più calda e meno salata. In superficie viene rimescolata dai venti e sotto dalle correnti che spingono l’ossigeno in basso facendo risalire i nutrienti. Questo flusso di materia organica può risalire non solo con le correnti ma anche grazie agli spostamenti notturni di organismi detti “copépodi”, minuscoli crostacei.

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Esempio di Copépode

Questi sono fonte di cibo per pesci e calamari che seguono i piccoli crostacei attraversando vari strati d’acqua a differente pH. Se quest’ultimo subisse variazioni eccessive dei parametri, specie nel breve periodo, gli organismi rischierebbero serie conseguenze.

Come fanno le acque oceaniche a diventare più acide? L’acidificazione degli oceani è legata a una reazione chimica fra acqua e biossido di carbonio  (H2O+CO2). Infatti quando le molecole di biossido di carbonio atmosferico sono in eccesso, vengono assorbite dall’acqua di mare (H2O) formando acido carbonico. Questa molecola, che è un acido debole, (il succo di limone è considerato acido debole, per capirci) si scinde (il termine corretto è si dissocia) in ioni idrogeno (H+) e ioni bicarbonato (HCO3). Questi ultimi (ioni bicarbonato) si dissoceranno a loro volta in ioni idrogeno (H+) da una parte  e dall’altra ioni carbonato (CO3-2). L’aumento di ioni idrogeno (H+) porterà ad un abbassamento del pH marino, che si tradurrà in un incremento dell’acidità.

Ricercatori dell’Università di Tsukuba (Giappone) e quella di Plymouth (Regno Unito) hanno condotto una serie di ricerche valutando l’impatto dell’aumento di biossido di carbonio su un grande gasteropode predatore, Charonia lampas. Quelli che vivono in regioni con livelli previsti di CO2 erano in media un terzo circa più piccoli rispetto alle controparti che vivono in condizioni osservate oggi negli oceani di tutto il globo.

Charonia lampas (dati ISPRA)

Tuttavia c’era anche un notevole impatto negativo sullo spessore, la densità, la struttura dei loro gusci, provocando un visibile deterioramento della superficie del guscio. Gli esperti ritengono che gli effettI sarebbero dovuti all’incremento delle tensioni sulle specie nelle acque il cui pH è inferiore. Ciò ridurrebbe la loro capacità di controllare il processo di calcificazione. Anche altri molluschi potrebbero essere colpiti allo stesso modo, minacciando la loro stessa sopravvivenza e quella di altre specie che si affidano a loro per il cibo.

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